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Il comune di Sillavengo appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Storia

La località di Sillavengo risulta già stabilmente abitata in età romana, come testimoniano i reperti attualmente custoditi al Museo Civico di Novara e provenienti da una necropoli: fra un gruppo di oggetti di corredo funerario in vetro, databili al 1^ secolo dopo Cristo, spiccano un balsamario a forma di colomba ed una coppa costolata; si segnala inoltre una lucernetta del IV o V secolo dopo Cristo, del tipo detto "africano". Una piccola ara romana in granito, sulla quale si poteva leggere in passato la dedita Iovi Optimo Maximo, si trova ancora oggi presso la Chiesa di San Giovanni.

Il toponimo "Sillavengo" ha probabilmente origine da un nome personale celto-gallico, Celavus, con l'aggiunta del suffisso germanico -ing indicante il possesso. Perciò fundus Celavingius avrà indicato i possessi fondiari di Celavo, e da questa forma originaria è derivato il nome attuale.

Dal 1067 è testimoniato il villaggio, con la vendita di un "maso" (un'azienda agricola) alla cattedrale di Novara. Nel 1197 i due sacerdoti che officiavano la Chiesa di Santa Maria Nova (ora Santa Maria Vetere al cimitero) acquisirono dai Signori di Crusinallo, mediante il consenso del Vescovo e dei Conti di Biandrate, la quota che essi detenevano della decima ecclesiastica sul luogo.

Dal 1200 è testimoniata anche la Chiesa di San Giovanni sita in Castello. La fortezza era controllata almeno in parte dalla potente famiglia dei Capitanei, o Cattaneo, da Sillavengo, che possedevano anche il patronato della Chiesa in essa costruita. Uno di essi, Eleuterio Cattaneo, canonico del Duomo di Novara ed amministratore economico della diocesi, nel 1317 lasciò erede dei suoi vasti possessi fondiari l'Ospedale Maggiore della Carità di Novara, del quale è considerato tradizionalmente il fondatore. Un suo nipote, Pietro Cattaneo, prevosto di San Gaudenzio di Novara e vicario generale della diocesi, istituì per testamento un capitolo di otto canonici nella chiesa di Santa maria Vetere di Sillavengo; la canonica sopravvisse fino al 1508, quando papa Giulio II la unì all'Ospedale maggiore novarese.

Tra il 1350 ed il 1360 Sillavengo subì le nefaste conseguenze della guerra tra i Visconti di Milano ed i Marchesi del Monferrato per il possesso del Novarese, con i saccheggi delle milizie mercenarie inglesi di Albert Sterz assoldate dal papa a fianco dei marchesi; nel 1374 assieme ai villaggi vicini dovette ritornare però all'obbedienza papale.

Nel '400 i Cattaneo, antichi signori del luogo, spostarono i loro interessi definitivamente in città, mentre la giurisdizione su Sillavengo passò in parte ai Tornelli ed in parte ai Caccia, finchè a metà del secolo venne infeudato dapprima ai Sanseverino, poi nel 1467 a Gaspare da Suessa (un capitano di ventura), nel 1483 ai Caccia di Mandello; nella seconda metà del '500 i loro eredi, Caccia di Proh, vendettero il feudo a Rinaldo Tettoni, al quale, a seguito della sua bancarotta, fu confiscato verso il 1590. L'antico stemma dei Cattaneo, (il castello rosso a due torri, in campo d'argento) è però sopravvissuto fino ad oggi, nel gonfalone comunale.

Alla fine del '500 la comunità decise la costruzione della nuova Chiesa Parrocchiale di Santa Maria, all'interno del centro abitato, in sostituzione della distante Santa Maria Vetere. Il villaggio si trovò così ad avere due chiese parrocchiali distinte al proprio interno: l'antica San Giovanni, parrocchia del castello, e la nuova Santa Maria, parrocchia del popolo. La rivalità, anche motivata forse da differenze sociali, tra le due parrocchie fu particolarmente accesa, finchè nel 1960 esse vennero unite per decreto vescovile.

I monumenti storici degni di nota sono anzitutto le chiese.

Santa Maria Vetere, oggi cappella cimiteriale, conserva (a dispetto delle ricostruzioni di età barocca) buona parte delle strutture murarie dei sec. XII e XIII , tra cui il bel campanile; all'interno, una cappella laterale con affreschi del 1533 è dedicata a San Germano, patrono del paese.

Presso la stazione ferroviaria sorge l'oratorio Santa Maria Nuova, un oratorio gotico della 2^ metà del '400, decorato da pregevoli cicli affrescati da pittori novarese tra '400 e '500.

La chiesa di Santa Maria delle Grazie, già Parrocchiale di Santa Maria, innalzata a fine '500 dove sorgeva un oratorio dedicato a San Rocco, è stata ricostruita verso la metà dell'800 su progetto del novarese Dionigi Busser; l'interno conserva un pregevole organo a canne della fine del '600, opera di Giovanni Battista Gavitelli di Bellinzago. Sulla piazza antistante la chiesa sgorga una ottima sorgente di acqua potabile.

Mentre ben poco resta del castello, sventrato a metà del XIX secolo per l'apertura della strada provinciale, numerosi sono gli edifici di qualche interesse storico ed artistico; tra di essi la grande villa già Caccia, poi Gimilini, detta "il castello" per le merlature aggiunte nell'800 a coronamento della facciata. Va ricordato anche il caseggiato che fu sede primitiva, a metà del '700, del Collegio Gallarini, poi trasferito a Novara.